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Pietramontecorvino, Puglia, Foggia. Foto dell'arch. Carolina Niro

Pietramontecorvino, Puglia, Foggia. Foto dell’arch. Carolina Niro

Manifesto per la ricomposizione del rapporto tra città e campagna in Capitanata

Esistono geografie che sembrano rassegnate a una narrazione dicotomica: l’ipertrofia urbana che fagocita risorse e una ruralità marginalizzata a funzione estrattiva o a quinta scenica per il consumo turistico. Tra questi due mondi, le infrastrutture agiscono frequentemente come cicatrici, collegando flussi ma separando comunità. La Capitanata, con la sua complessità stratificata, rappresenta oggi un laboratorio privilegiato per osservare queste fratture e, soprattutto, per tentare di ricomporle.

1. La Capitanata come cantiere della complessità

Il rapporto tra centri urbani e spazi rurali in questo quadrante del Mezzogiorno non è un dato naturale, bensì un costrutto storico e politico. È l’esito di stratificazioni profonde: dalle grandi trasformazioni del Tavoliere alle riforme agrarie del Novecento, fino alle attuali dinamiche di sviluppo frammentato.

In questo scenario, le borgate rurali non possono più essere interpretate come semplici appendici funzionali o relitti di un’epoca trascorsa. Esse sono, al contrario, nodi cruciali di una rete territoriale che soffre di una disconnessione sistemica.

È da qui che nasce RURURBE, un progetto di ricerca e di confronto pubblico che prova a rimettere al centro la relazione tra città e campagna, per decostruire questo sguardo marginalizzante, proponendo una visione in cui la borgata non è periferia, ma presidio strategico di una nuova cittadinanza territoriale.

2. Il territorio come progetto e decisione

Il punto di partenza del nostro think tank è un’inversione di paradigma: il paesaggio non è uno scenario passivo, ma l’impasto di decisioni politiche, economiche e sociali. Ogni solco, ogni infrastruttura e ogni vuoto urbano riflettono scelte sull’uso del suolo, sulla gestione delle risorse idriche e sui modelli di produzione.

RURURBE si colloca su questo crinale analitico, operando una sintesi tra memoria storica e proiezione futura. Pur radicandosi nel cuore della Capitanata – tra i poli di Foggia, San Severo, Cerignola, Manfredonia e Lucera – il progetto ambisce a una portata universale, affrontando le grandi sfide del nostro tempo:

  • La transizione energetica e il suo impatto sul suolo agricolo.
  • Il metabolismo dei flussi migratori e l’integrazione socio-lavorativa.
  • La governance delle risorse comuni (acqua e suolo).
  • Le nuove forme di disuguaglianza spaziale generate dalla digitalizzazione e dalla rarefazione dei servizi.

3. Transdisciplinarità e prassi: oltre la teoria

La complessità della relazione città-campagna non può essere imbrigliata in un unico settore. Per questo, RURURBE adotta un approccio transdisciplinare, in cui l’analisi storica dialoga con l’economia agraria, e la geografia sociale si intreccia con l’urbanistica e l’architettura del paesaggio.

Tuttavia, la ricerca scientifica non è per noi un esercizio autoreferenziale. Il territorio non viene osservato “al microscopio”, ma attraversato. Il dialogo costante con enti locali, associazioni, agenzie di sviluppo e, soprattutto, con le comunità residenti, trasforma la ricerca in una pratica di cittadinanza attiva. Non si tratta di “restituire” dei risultati, ma di co-produrre conoscenza con chi il territorio lo abita e lo trasforma ogni giorno.

4. Un laboratorio permanente di pensiero critico

Il ciclo di seminari tematici di RURURBE rappresenta il motore di questo processo. Ogni incontro non è un evento isolato, ma una tappa di un percorso epistemologico volto a esplorare i nodi gordiani della contemporaneità, come le geografie del potere e della produzione, i paesaggi dell’energia e dell’abitare e le politiche della mobilità e dell’inclusione.

Ogni seminario innesca un doppio movimento: un’apertura al dibattito pubblico e una produzione rigorosa di materiali scientifici (articoli, report, mappe concettuali). Strumenti pensati per alimentare una riflessione che vada oltre il perimetro dell’evento accademico.

Un nuovo patto sociale urbano-rurale

5. Un’architettura di competenze: la rete scientifica

La solidità di RURURBE risiede nella sua natura corale, un’alleanza strategica tra la ricerca indipendente e le prestigiose istituzioni accademiche. Il progetto prende forma dall’incontro tra la visione scientifica dell’urbanista Luigi Longo e dell’architetta Costanza Iafelice e l’esperienza di Trawellit, con il suo network di ricercatori indipendenti.

A sostegno di questa missione si è consolidata una costellazione di saperi d’eccellenza, che vede il coinvolgimento attivo di una rete accademica multidisciplinare:

  • l’Università degli Studi di Foggia (attraverso i dipartimenti di Economia, DAFNE e Studi Umanistici),
  • l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia (IUAV) con il Dipartimento di Culture del Progetto,
  • il Politecnico di Bari con il Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale, del Territorio, Edile e di Chimica (DICATECh).

Questa sinergia tra esperti di economia, agronomia, urbanistica e scienze umane garantisce al progetto la profondità analitica necessaria per decodificare le complessità del territorio e trasformarle in visione.

Un approccio transdisciplinare

Conclusione: scegliere il futuro

RURURBE non offre ricette pronte all’uso. Il nostro obiettivo è più ambizioso e, forse, più urgente: creare le condizioni per porre le domande giuste. In un’epoca di transizioni profonde e spesso subite, ripensare il territorio diventa un atto di resistenza e di progetto.

Perché il territorio non è un’eredità inerte da amministrare. È lo spazio politico e sociale che decidiamo, consapevolmente e collettivamente, di costruire.

Che tipo di territorio vogliamo costruire?

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